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... e questo è il mio pane... :)
Amerigo Vespucci (A 5312)
L'Amerigo Vespucci è un veliero della Marina Militare costruito come nave scuola per l'addestramento degli Allievi Ufficiali dei ruoli normali dell'Accademia Navale.
Storia
Progettata dall'ingegnere Francesco Rotundi, tenente colonnello del Genio Navale, fu interamente costruita ai cantieri di Castellammare di Stabia nel 1930 e varata il 22 febbraio 1931. Il 15 ottobre 1931, nel porto di Genova, l'unità ricevette la bandiera di combattimento nelle mani del suo primo comandante, Augusto Radicati di Marmorito. Il suo compito fu quello di affiancare il Cristoforo Colombo nell'attività di addestramento, fino al termine della seconda guerra mondiale, quando per l'effetto degli accordi internazionali, il Cristoforo Colombo dovette essere ceduto all'URSS, quale risarcimento dei danni di guerra.
Dal 1946 al 1952 è stata l'unica nave scuola a vela della marina militare italiana fino all'entrata in servizio dell'Ebe, un brigantino goletta costruito nel 1921 ed acquistato dalla Marina Militare nel 1952. Attualmente è la più anziana nave della Marina Militare ancora in servizio.
Il motto della nave, ufficializzato nel 1978, è «Non chi comincia ma quel che persevera» ed esprime la sua vocazione alla formazione ed addestramento dei futuri ufficiali della Marina Militare. I precedenti motti sono stati: «Per la Patria e per il Re»; sostituito nel 1946 con «Saldi nella furia dei venti e degli eventi».
L'addestramento si svolge attraverso le Campagne Addestrative. Queste Crociere d'Istruzione, effettuate già 71 volte, avvengono con itinerari diversi; in particolare questa nave scuola si è recata in Nord Europa 37 volte, 20 in Mediterraneo, 4 in Atlantico Orientale, 7 in Nord America, 1 in Sud America e 1 circumnavigando il Globo.
Oltre all'addestramento in particolare nell'ultimo decennio, ha spesso avuto il compito di ambasciatore sul mare dell'arte, della cultura e dell'ingegneria italiana,[1] presentandosi in molti dei più importanti porti del mondo in particolari occasioni come ad Auckland (Nuova Zelanda) nell'ottobre 2002 in occasione della 31° edizione dell'America's Cup e più recentemente ad Atene nel 2004 per le Olimpiadi ed a Portsmouth nel 2005 per la commemorazione della battaglia di Trafalgar ove ha avuto un ruolo di primo piano.
È un veliero che mantiene vive le vecchie tradizioni. Le vele sono ancora in tela olona, le cime sono tutte ancora di materiale vegetale, e tutte le manovre vengono rigorosamente eseguite a mano; ogni ordine a bordo viene impartito dal comandante, tramite il nostromo, con il fischietto; l'imbarco e lo sbarco di un Ufficiale avviene con gli onori al barcarizzo a seconda del grado dell'ospite.
Nel 2006, a 75 anni dall'entrata in servizio, ha ricevuto presso l'Arsenale Militare Marittimo della Spezia pesanti lavori di manutenzione con la sostituzione completa dell'albero di trinchetto per sopraggiunti limiti di usura, ricostruito fedelmente all'originale ricorrendo alle artigianali tecniche dell'epoca; la sostituzione di alcune lamiere a scafo richiodate da abili artigiani e la riconfigurazione del locale ausiliari con impianti di recente concezione.
Tall Ship's Race
Ha partecipato nel 2000 alla Tall Ships' Race, la competizione che mette a confronto le Tall Ship, i velieri ad alti alberi delle Marine Militari di tutto il mondo.
In sei mesi l'Amerigo Vespucci ha percorso oltre 10.000 miglia, arrivando seconda, dietro la tedesca Gorch Fock.
La nave-scuola ha guidato i velieri italiani anche alle The Tall Ships' Races 2007 Mediterranea. L'Amerigo Vespucci ha partecipato alla manifestazione "IL MARE DEVE VIVERE", crociera ecologica del Mediterraneo svoltasi dal 9 aprile al 15 giugno 1978. In tale occasione la nave è approdata nei porti più importanti del Mediterraneo. Le Poste hanno dedicato all'evento una serie di quattro francobolli da L. 170 con un annullo speciale richiamante l'annullo del 20 aprile 1978, giorno dell'approdo nel porto di Cagliari.
Altri dati tecnici
* Stazza netta: 1.202,57 t
* Scafo: in acciaio (lamiere chiodate) a tre ponti definiti di coperta, batteria e corridoio con castello e cassero rispettivamente a prua e poppa.
* Imbarcazioni di supporto: n. 11 per l'addestramento e per i servizi portuali.
* Superficie velica: 2.800 mq su 26 vele quadre e di taglio in tela olona (fibra naturale)
* Alberatura: su 3 alberi e bompresso, albero di maestra (54 metri), trinchetto (50 metri) e mezzana (43 metri) - parte inferiore degli alberi, pennoni bassi e sartie in acciaio
* Manovre fisse e correnti in fibra naturale per circa 34 km di lunghezza
* Copertura del ponte, castello, cassero e rifiniture in legno teak.
* Apparato motore:due motori Diesel Fiat B308 ESS accoppiati ad un motore elettrico di propulsione Marelli di 1491,4 kW, 1 elica a 4 pale fisse, quattro alternatori Diesel per l'energia elettrica.
Equipaggio
L'equipaggio è composto da 11 ufficiali, 72 sottufficiali e 190 sottocapi e comuni. Nei mesi estivi imbarca anche gli allievi del primo anno dell'Accademia Navale di Livorno, circa 140 allievi, per un totale di circa 470 persone.
La nave più famosa del mondo
Alta come un edificio di 23 piani, lunga più di una piazza. E’ l’ultima nave da crociera firmata Msc.
Sede del futuro G8
Sembra un transatlantico, si chiama Msc Fantasia e presto sarà l’imbarcazione più celebre del mondo. Qui infatti il prossimo luglio, per il G8 che si svolgerà in Italia, alla Maddalena, sarà ospitato il neo presidente degli Stati Uniti d’America Barak Obama insieme agli altri grandi capi di Stato. Maestosa è dir poco.
La nuova ammiraglia della Msc è un gigante del mare, alta come un palazzo di 23 piani, lunga 333 metri offre 450.000 metri quadrati di lusso arredati dallo Studio De Jorio Design International di Genova che con grande attenzione ai materiali e cura dei dettagli ha riunito nel teatro, nei 18 bar, nei 5 ristoranti, nelle piscine coperte e scoperte alcune tra le più qualificate aziende dell’arredamento.
Tanti gli stili, tutti diversi tra loro. Il Manhattan Bar, è un tributo al jazz e all’astrattismo in dichiarato stile newyorchese, mentre le scale del foyer luccicano di autentici cristalli Swarovsky immersi nei gradini. Pareti rivestite in radica, marmi pregiati in bagno, mobili in wengé e lucernai realizzati dai più bravi artigiani di Murano caratterizzano lo Yacht Club: 99 suite arredate come uno yacht e con tanto di maggiordomo. È la prima area Vip realizzata su una nave da crociera, come dire una nave dentro la nave. Ma non è solo lusso. Questa è anche la nave più pulita del mondo, interamente trattata con vernici atossiche, applica le più moderne tecnologie per il riciclo delle acque nere, il risparmio energetico e il riciclaggio di vetro, carta, alluminio e plastica. Nonostante i 4000 passeggeri, non esiste un’altra nave che faccia così pochi danni al mare.
Tutte le foto a questo link.
Ciaooo
Non potevo non augurarvi un buon weekend come si deve... :)
Île de France (nave)
Il transatlantico francese di 44.500 tonnellate Île de France, varato nel giugno del 1926 a St. Nazaire, deve gran parte della sua notorietà all'eccezionale contributo che diede in occasione del naufragio dell'Andrea Doria, la notte tra il 25 ed il 26 luglio 1956.
Fino a quella notte l' Île de France aveva vissuto un'esistenza piena e felice, famosa per la piacevolezza e la comodità della vita a bordo. Durante la Seconda guerra mondiale la nave aveva trasportato più di 600.000 soldati in ogni parte del mondo; dopodiché venne completamente ristrutturata nel cantiere di origine e riprese i suoi viaggi transatlantici nel 1949.
La notte della collisione tra Andrea Doria e Stockholm l' Île de France era capitanata dal barone Raoul de Beaudéan, che ricevuto l'SOS dall'Andrea Doria alle 23:30 del 25 luglio, e dopo aver avuto conferma dell'assoluta necessità di assistenza della nave italiana per l'evacuazione dei suoi 1500 passeggeri e membri dell'equipaggio, a circa 40 miglia nautiche dal luogo del disastro fece invertire la rotta che l'avrebbe condotta a Le Havre per raggiungere l'Andrea Doria alla massima velocità possibile.
De Beaudéan non allarmò i passeggeri della propria nave, che in larga parte continuarono a dormire per tutta la notte, e fece subito predisporre le misure necessarie ad attuare l'operazione di soccorso: preparazione delle lance, scelta degli equipaggi delle stesse, allestimento dell'ospedale della nave per poter accogliere il maggior numero possibile di feriti, raccolta di coperte, preparazione di cibo e caffè caldo, non lasciando nulla al caso.
L' Île de France continuò a procedere attraverso la fitta nebbia (causa della collisione tra Andrea Doria e Stockholm) alla massima velocità e attorno alle 2 del mattino del 26 luglio raggiunse l'Andrea Doria. L'arrivo del grande transatlantico francese fu lo spartiacque emotivo di quella tragica notte: alla vista della nave, illuminata a giorno per ordine del capitano de Beaudéan, i passeggeri e l'equipaggio dell'Andrea Doria tirarono un sospiro di sollievo: da quel momento capirono che quella notte non sarebbero morti, e il panico si placò, permettendo un'evacuazione della nave decisamente più tranquilla ed efficace di quanto fosse stata fino ad allora.
Con un'eccezionale manovra de Beaudéan accosto l' Île de France a soli 400 metri dall'Andrea Doria, mettendo la propria nave sottovento al lato di dritta della nave italiana, quello che si stava inabissando e da cui venivano evacuati i naufraghi, creando inoltre uno specchio d'acqua liscio e calmo tra le due navi, perfetto per le operazioni di salvataggio.
L' Île de France fu la terza nave a giungere sul luogo della sciagura, ma grazie alla perizia del suo capitano e al numero delle sue lance di salvataggio fu quella che riuscì ad accogliere più passeggeri dell'Andrea Doria: ben 750.
La nave francese ripartì alla volta di New York attorno alle 6 del mattino, quando fu chiaro che l'evacuazione dei passeggeri della nave italiana si era conclusa. Per accommiatarsi de Beaudéan fece issare ed ammainare per tre volte il tricolore di Francia mentre il transatlantico percorreva un'ampia curva attorno alla sventurata nave italiana, per poi emettere tre fischi prolungati con la sirena a vapore.
Era il suo saluto d'addio a una delle più giovani e più belle dame dell'élite delle navi passeggeri di lusso, che dopo quella notte conobbero un rapido declino a favore del trasporto aereo.